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• domenica 1 maggio 2005
In Uzbekistan tutti i bambini sono costretti dal governo a raccogliere il cotone. Morire per due centesimi al giorno. In media ogni bambino riesce a raccogliere un chilo e mezzo, due chili di cotone al giorno, ricevendo in cambio 25 som al chilo (due centesimi di euro). Se va bene. Perché spesso i bambini, per non pungersi con i bozzoli del cotone e data la loro bassa statura, raccolgono soprattutto il cotone caduto, mischiato a terra e foglie, per il quale ricevono ancora meno soldi. Ma per le autorità locali, ossessionate dall’obbligo di raggiungere le quote di produzione regionale imposte dal governo centrale, va bene lo stesso: basta che ci sia il peso. I responsabili locali che raccolgono meno del dovuto vengono puniti con il licenziamento. I bambini spesso si ammalano per il freddo, per la fatica e per l’assenza d’igiene. Ma le autorità non li mandano all’ospedale per non perdere forza lavoro. Così, capita che alcuni bimbi, dopo la stagione del raccolto, non tornino più a scuola perché sono morti di polmonite o di bronchite o per infezioni intestinali causate dall’acqua che sono costretti a bere: acqua delle pozzanghere o quella sporca di terra e piena di vermi delle cisterne portate dall’amministrazione, come racconta Saidmurad Kuchkarov, attivista di una locale associazione di difesa dei diritti umani. L’organizzazione del lavoro è affidata dalle autorità locali direttamente alle scuole, che chiudono durante la stagione del raccolto, trasformandosi in dormitori per i bambini-lavoratori, con i piccoli che dormono ammassati sul freddo pavimento. O, peggio, nei magazzini delle aziende agricole, solitamente senza finestre né porte. A sem a post... • domenica 1 maggio 2005
SHANGHAI (Cina), 1 maggio 2005 - Stavolta ha baciato la sua Yamaha dopo essersi sbracciato di felicità sotto la bandiera a scacchi. Stavolta non se l’aspettava nemmeno lui e così ha platealmente ringraziato la sua due ruote che l’ha portato alla vittoria nel primo GP della Cina della MotoGP. Valentino Rossi ha conquistato l’ennesimo trionfo della sua carriera anche qui, nel modo più inaspettato: su una pista allagata dalla pioggia e con un mezzo che fino a stamattina gli aveva dato solo preoccupazioni. Serviva un miracolo per fermare la scatenata Honda, dominatrice di tutte le qualifiche. E’ arrivato sotto forma di diluvio ma anche per merito di una guida perfetta in condizioni che lui stesso ha sempre detto di non amare. Bravura e anche fortuna. Quella dei grandi e dunque meritata.FONTE http://www.gazzetta.it |
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