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• sabato 10 dicembre 2005
Approfitto di oggi che è sabato ( il blog è molto meno letto) e mi prendo il mio spazio per parlare di musica, in particolare dell'anniversario della scomparsa di un grande cantante. In questi giorni si parla molto dei 25 anni dalla morte di John Lennon; io invece vi parlo di colui che, insieme a Ray Charles e James Brown, è stato uno dei più grandi artisti soul di tutti i tempi: il 10 dicembre del 1967 scompariva tragicamente Otis Redding. Il maltempo aveva fatto precipitare il suo aereo personale nel lago Monoma, nel Wisconsin; insieme a lui morirono i 4 membri dei Bar-kays che lo accompagnavano durante le sue tournee. Nato il 9 settembre 1941, a Dowson, Georgia, Redding iniziò sin da bambino ad interessarsi di musica e il suo primo palcoscenico fu la chiesa con i suoi canti gospel. Rivolse però ben presto la sua attenzione al R&B di Little Richard (originario di Macon, la cittadina dove i Redding si sono trasferiti all'inizio degli anni '40), alla musica di Sam Cooke e a quella di James Brown che spesso, nella seconda metà degli anni '50, girava in quella zona. Dopo un periodo di maturazione in cui affina il suo stile, in modo da renderlo sempre più personale, Otis viene lanciato dalla mitica casa discografica "Stax" nel 1963, con il brano "These arms of mine". Negli anni successivi saprà sfruttare al meglio il successo raggiunto e la classe sviluppata, disseminando una gran quantità di perle musicali lungo il suo fortunato percorso artistico (basti citare il geniale arrangiamento di "Try a little tenderness", uno standard pop degli anni '30) che nel 1967 lo conduce al culmine della sua popolarità di pubblico e critica. E' l'anno in cui viene accolto trionfalmente in Europa. Pochi mesi prima di morire partecipa al festival di Monterey dove tra le altre canzoni si esibisce in "Sittin on the dock of the bay", canzone pubblicata postuma che rimarrà nella storia della musica. Il festival lo consacra definitivamente come un idolo rock: a questo punto i progetti che gli rimbalzano nella testa si fanno sempre più numerosi. Progetta concerti, tournee, ma anche un'organizzazione di artisti neri (per la quale contatta tra gli altri Jimi Hendrix, James Brown e Solomon Burke) che si proponga di diffondere la musica blues, funky e rock di matrice afroamericana e di tenere in vita la memoria di artisti non più di moda (come per esempio non lo erano in quel periodo Fats Domino e Little Richard). Ma purtroppo il destino, come è acccaduto per molte star, lo fa scomparire ironia della sorte proprio al culmine della sua popolarità. La carriera di Otis Redding durò cinque anni soltanto, ma in questo poco tempo ha regalato canzoni (molte composte e prodotte insieme al grande Steve Cropper, il chitarrista coi capelli lunghi che suona insieme ai Blues Brothers nel film omonimo) come Fa fa fa fa fa, Respect (rifatta poi da Aretha Franklin), I've been loving you too long, I can't turn you loose, Try a little tenderness , Mr Pitiful e molte altre. Io ho cominciato ad ascoltarlo solo da alcuni mesi, ma senza fare polemiche direi che ai cantanti che si spacciano per r'n'b su mtv il signor Redding gli caga in testa. |
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