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• giovedì 30 marzo 2006
ECCOLO QUA L'ALTRO DOTTORE!! ANCHE MASSI ORA E' FRESCO FRESCO DI LAUREA!! A lui tutti i nostri complimenti per aver raggiunto questo traguardo (negli ultimi giorni di studio lo si poteva trovare sempre in casa con un look abbastanza inquietante, ma come si vede nella foto a destra si è ripreso alla grande). Ora anche per MD si aprono le porte per una eccezionale carriera professionale !! (perchè non fate tutti i "manager" nella stezza azienda ?? per me fallisce dopo tre giorni....). Complimenti ancora a tutti i neo-laureati !!
• giovedì 30 marzo 2006
Da Repubblica.it: Graffiti: espressione artistica o atto di vandalismo? Archeologi, architetti, storici dell'arte, giuristi, psicologi della comunicazione e filosofi del linguaggio, psicoanalisti, restauratori e perfino un paleologo hanno dato vita a una giornata di studio nell'università di Roma Tre: sotto la lente, infatti, c'è la realtà dei writers nella metropoli romana. "Una realtà che nasce nelle periferie, dove ci sono pochi spazi e occasioni di aggregazione", spiega Barbara Cinelli, storica dell'arte e organizzatrice del convegno. La questione è più vasta di quello che sembra. Se per molti cittadini si tratta di una manifestazione "invasiva e degradante", che quasi produce fastidio alla vista, per i writrers un murales è una forma di comunicazione personale e insieme globale. Ma è anche un atto illegale (spesso ci si appropria di supporti come muri e treni, e la cosa non è proprio lecita), trasgressivo, un gesto di autoaffermazione. Si comincia con un tag, la firma, che deve girare il più possibile: è il modo per emergere dall'anonimato, per farsi riconoscere. Soltanto in seguito ci si rende conto della potenzialità del linguaggio, e qualcuno comincia a interessarsi allo studio delle lettere, dei colori, degli spazi. Allora si sviluppa lo stile, si ha la consapevolezza della propria tecnica e non si vuole più restare nel ghetto: comincia la ricerca di un 'muro legale'". Simone Pallotta, ex writer, ha portato la sua esperienza al convegno: mette subito le cose in chiaro. "Il writing non nasce da un disagio, come comunemente si pensa", spiega. "Si potrebbe dire che sia figlio piuttosto di un 'disagio estetico', quello dei cupi cavalcavia delle periferie, dei palazzoni grigi, dei maxi cartelloni pubblicitari. Alla base c'è il bisogno dei giovani di esprimersi in un linguaggio che sentono proprio. C'è la voglia di colorare la città, di portare l'arte in strada". Allora i graffiti sono una forma d'arte? "Non sempre", dice Pallotta. "Per parlare di arte ci dev'essere una ricerca stilistica, una consapevolezza linguistica. Il tag, ad esempio, è la deriva del writing, un'involuzione". A risentirne sono i palazzi dipinti di fresco, i monumenti storici ma anche le panchine nei parchi. E trovare una soluzione che preservi il decoro urbano o l'inquinamento visivo non sembra impresa semplice di fronte a un movimento tanto eterogeneo. Ma esperti ed ex writers sono convinti che le possibilità ci sono. E' d'accordo Pallotta: "Ai ragazzi bisogna fornire esempi positivi, come quello dei due writers che decoreranno la stazione romana 'Nuovo Salario', con tanto di autorizzazione. Servirà a renderla più accogliente. E c'è da aspettarsi che gli altri 'graffitari' rispetteranno quello spazio". (occhio ai due nella foto!) |
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